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Polignano a Mare cenni storici

La cittadina fu fondata su di un centro preesistente, l’antica Neapolis Peuceta con ogni probabilità fondata da Dionigi II, tiranno di Siracusa, dipendente dalla città-stato Corinto, in Grecia.

Il territorio, frequentato fin dal Paleolitico medio e superiore, come dimostrano i ritrovamenti in località Ripagnola – Grotta del Guardiano e Grotta dei Ladroni – presenta segni ben più evidenti che risalgono al Neolitico: Mortara Zupparello, Monte Grottone, Piazza San Benedetto, Madonna di Grottole e soprattutto la contrada Scorza di Santa Barbara con l’Ipogeo Manfredi che costituisce uno dei più rilevanti insediamenti nella storia neolitica della Puglia centrale.

Polignano, grazie alla favorevole posizione e alle numerose cale che fungevano da approdi, come nel caso di San Vito, divenne fiorente centro commerciale. Sono state ritrovate numerose monete di stampo greco con l’iscrizione neap: ne sono stati ritrovati alcuni pezzi, insieme a vasi pregiati, durante gli scavi condotti nel XVIII secolo, negli orti della mensa vescovile (oggi piazza Aldo Moro).

Luogo di transito di beni come il grano, in età romana la cittadina fungeva da stazione di posta-ristoro lungo la via Traiana che conduceva dalla capitale a Brindisi. Annessa al dominio bizantino intorno al secolo VI, sviluppò una vera e propria struttura municipale, che la rese sede di diocesi, forse già nel 672 e fino al 1818.

Durante il dominio dei Longobardi, Polignano si affermò per il dinamismo negli scambi con città adriatiche e d’Oriente, controllati da mercanti stranieri, soprattutto veneziani. Tuttavia restava predominante la produzione agricola sotto forma di piccola proprietà.

Fonti letterarie, come Tommaso Grossi, riferiscono del passaggio di numerosi crociati, diretti a Brindisi, per poi partire alla volta della Terra Santa.

L’inizio della dominazione normanna (nel secolo XI) favorì una straordinaria fioritura dell’ordine benedettino, l’Abbazia di San Vito si aggiunse al Monastero di San Benedetto. Da quel momento, Polignano seguì le sorti del Mezzogiorno d’Italia con le dominazioni sveva, angioina ed aragonese, dai quali ereditò la nutrita schiera di torri di avvistamento costiero, per proteggere la cittadina dalle frequenti incursioni.Nel secolo XVIII Polignano, grazie alla sua posizione, costituì un punto strategico per il controllo del traffico marittimo e per vigilare su approdi clandestini di navi, pericolosi in un periodo di frequenti pestilenze.

Retto da famiglie illustri come gli slavi Rodolovich ed i napoletani Lieto, il feudo di Polignano fu venduto nel 1795 al barone Pasquale La Greca, banchiere e mercante partenopeo, poi divenuto marchese.

Polignano aderì con fervore ai moti risorgimentali e, fra reazione e brigantaggio, fu terra di patrioti e briganti.

Nel 1862, date le fiorenti attività degli stabilimenti balneari (le Ferrovie praticavano agevolazioni per lo scalo di Polignano), il Consiglio municipale, sindaco Bartolomeo Nicola Giuliani, deliberò di aggiungere al nome di Polignano la dizione “a mare” che il re Vittorio Emanuele II sancì con Decreto nel 1864.

Oggi Polignano, rinomata meta turistica, vive il dilemma di molte altre località del genere. Soffre di una notevole difficoltà di "metabolizzazione turistica". Infatti, per qualsiasi località di interesse turistico non basta che qualcuno lo dichiari o lo deliberi ma è indispensabile che la popolazione ma soprattutto le forze imprenditoriali e politiche acquisiscano una mentalità turistica, che tuttora, aggiungiamo noi, non si vede.


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