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I Riti della Settimana Santa
Le Marce Funebri

U Conza Siegge
Vincenzo Valente (1830 - 1908)

U conzasiegge (1857). - Alla marcia funebre, originariamente intitolata "Pianto antico (1857), l'autore in seguito aggiunse il popolare motivo finale che ne ispirò il nuovo titolo: "U conzasiegge". Si vuole che il maestro fosse insoddisfatto per non essere riuscito a trovare un degno finale alla propria composizione. Dopo una notte insonne, appena scomparse le tremule luci delle stelle, senti gridare piu volte: "U conzasiegge". Era il richiamo di un ambulante riparatore di sedie il quale, appena giorno, si dirigeva per le strade ancora deserte in cerca di lavoro.

Per il Valente (che allora abitava in Via Amente) il grido, quasi un dolce lamento, offrì ispirazione per terminare subito la marcia funebre da allora volgarmente chiamata appunto "U conzasiegge".

Viene eseguita immancabilmente il Venerdì Santo all'uscita di Cristo Morto dalla chiesa di S. Stefano ed in Via Sigismondo dove un tempo abitava il maestro (angolo via Sigismondo-via Domenico Picca, portone distinto col n. 65, piano 2°).

II "U conzasiegge" e la marcia funebre del maestro Valente e la piu antica del repertorio locale, ancor oggi eseguita. Nel "U conzasiegge", sono riassunti tutti i caratteri delle opere del Maestro e cioè, estrema cantabilita, semplice struttura armonica e simpatica versatilità, molto evidente nel trio in Fa maggiore.

La composizione si apre in Sol minore e prosegue con una successione di accordi (Sol min. Sol dim., ecc.) che conferiscono imponenza e tragicità alla marcia.

II primo tema, quello predominante, viene elaborato a tal punto da essere riutilizzato nella seconda parte in altra forma. Dopo una prima esposizione in Sol min., si passa in Mi bem. magg., per poi riprendere il frammento introduttivo che sfocia nel magnifico tema in Si bem. min. affidato ai flicorni. Dopo I'esposizione di quest'ultimo, il Maestro, con un accordo di strepitoso effetto (Do 7 min.) conclude la marcia in Fa maggiore.

 

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