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La vigilia del 5 dicembre i bambini di mezza
Europa non prendono sonno. Contano le ore, guardano dalla
finestra, faticano a controllare l'eccitazione, si precipitano
in strada per seguire i carri di San Nicol a
che sfilano, come la carovana del paese dei balocchi, sotto
la neve, fra pifferi e tamburi. Gli ultimi carri della parata
sono i pių attesi: l'oste-beccaio che insegue con un coltellaccio
di cartone i tre bambini da mettere sotto sale nella tinozza
e San Nicola in persona, con una bella barba bianca, la materializzazione
del sogno, che distribuisce sorrisi e caramelle.
La vigilia del 5 dicembre i bambini di mezza
Europa non prendono sonno. Contano le ore, guardano dalla
finestra, faticano a controllare l'eccitazione, si precipitano
in strada per seguire i carri di San Nicola che sfilano, come
la carovana del paese dei balocchi, sotto la neve, fra pifferi
e tamburi. Gli ultimi carri della parata sono i pių attesi:
l'oste-beccaio che insegue con un coltellaccio di cartone
i tre bambini da mettere sotto sale nella tinozza e San Nicola
in persona, con una bella barba bianca, la materializzazione
del sogno, che distribuisce sorrisi e caramelle.
Le parate sono a tema: fiabe, scoperte, giochi
e personaggi legati al mondo dell'infanzia. I carri sono accompagnati
da folle di bambini, genitori e comparse mascherate e dalle
fragorose Armonie municipali in abito di gala. Percorrono
lentamente paesi e città e si fer mano
nella piazza del Municipio dove, dopo l'allocuzione di san
Nicola in persona dal balcone e l'accorato Arrivederci, esplode
un fantasmagorico fuoco pirotecnico.Sacra rappresentazione
o colpo di teatro popolare, č la festa d'Europa! Si torna
a casa per mettersi sotto le coperte al pių presto. Passato
il sostituto di San Nicola (tattile e visibile) in veste pubblica,
se ne aspetta un altro a casa propria e sui tetti. Passi e
zoccoli si avvertono fra scricchiolii e cigolar di porte,
qualche tegola smossa e imprecazioni non abituali nella bocca
di un Vescovo! Non c'č problema per asini, cavalli e slitte
sui tetti: si vola da una ciminiera all'altra, si trotterella
sugli spioventi, si parcheggia comodamente fra nuvole e neve.
A terra č pių difficile: occorre trovare un
vero asino e un vero San Nicola. Un papà volenteroso
indossa indegnamente i panni episcopali, mitria, bastone e
barba bianca, passando di casa in casa in cerca di fanciulli
a volte timidi e impauriti a volte irrispettosi e spavaldi.
Hanno pronta in una mano la lista dei Paternoster recitati
frettolosamente prima dell'arrivo e nell'altra quella dei
regali. Un breve colloquio fra padre e figli conclude la visita
- inchiesta ed inizia la distribuzione dei doni. Poi il piccolo
corteo, san Nicola, l'asino ed il folletto accompagnatore,
bussano alla porta accanto.
Sotto la scorza di un'Europa pragmatica e razionale
ne emerge un'altra mitica e fabulosa nel nome di San Nicola
e dell'infanzia. Persino Lutero, che aveva scacciato i Santi
dal calendario, non poteva fare a meno di annotare nel suo
quaderno il 6 dicembre, fino al 1535, le spese dei regali
per i suoi bambini.
Nonostante i tentativi di creare figure alternative
al Vescovo portatore di doni (il Cristkindel, genio del bene,
il Peckeresel, asino mascherato o lo stesso Gesų Bambino),
San Nicola gode tuttora il trionfo dei suoi cortei infantili
a Bulle, Zurigo e Friburgo in Svizzera; a Magonza, Treviri,
Augusta, Colonia, Saarbrcken in Germania; Bruxelles, Gand,
Lovanio, Anversa e nella città di Sint-Niklaas in Belgio;
ad Amsterdam, Rotterdam, Maastricht in Olanda; a Metz, Strasburgo,
Saint-Nicolas-de-Port e soprattutto Nancy in Francia.
Quest'ultimo č certamente il corteo pių sontuoso
d'Europa, motivato dalla vicinanza della Basilica reliquiare
di Port e dal patronato del Santo sulla Lorena: un vero e
proprio distretto nicolaiano nel cuore d'Europa al crocevia
delle culture europee, da cui Bari - l'antica madre - č purtroppo
lontana. Un'assenza colpevole. E' questo ciò che accade
in Europa, in Italia la festa di San Nicola, intesa come portatrice
di doni č localizzata in non molte città sparse per
la penisola. Le origini di quest'usanza si perdono nella notte
dei tempi. A Molfetta, in particolare, assume una connotazione
particolarmente marinaresca.
Infatti, nella nostra città San Nicola
sbarca da un peschereccio e, recita una vecchia filastrocca.
"San Nicola va per mare, va vestito da marinaio con la sporta
di mammà e la borsa di papà". Anche questa ricorrenza
ha subito l'attacco della globalizzazione culturale. Infatti
sempre pių spesso genitori poco accorti ripetono l'operazione
doni anche a Natale e all'Epifania svalutando ancor di pių
questa bella ricorrenza. Fortunatamente vi sono ancora genitori
sensibili che, con altrettanti insegnanti tentano di valorizzare
queste belle tradizioni.
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