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La festa patronale: Maria SS. dei Martiri

di Gianni Amato

 

Nel mese di settembre, si rinnova l'annuale appuntamento per i festeggiamenti della nostra celeste protettrice Maria SS. dei Martiri, Compatrona di Molfetta. E' la festa dei molfettesi tutti, specie di coloro che risiedono fuori, e sono veramente tanti, sparsi in Italia, in Europa, nel mondo; i quali ritornano nella prima decade del mese di settembre per poter rivivere, con parenti e amici, il fascino della singolare festa della Madonna dei Martiri. Ritornano alla città natia per ricomporre, fisicamente ed idealmente, i nuclei familiari con i ricordi, le speranze, i progetti futuri. La grande devozione, il culto, l'impegno della gente di Molfetta per Maria SS. dei Martiri conferiscono alla Sagra Settembrina una singolare occasione di cultura, folklore e religiosità, che si estrinseca, principalmente, nelle giornate del 7- 8 - 9 settembre. Il legame tra i molfettesi e la Madonna dei Martiri č forte come quello che lega la città al suo mare, un intreccio di devozione e amore. E' una festa, quella della nostra città, che come altre feste patronali, riesce a sopravvivere, tra le riserve di chi vorrebbe eliminarla del tutto e chi la sostiene con fervore e devozione, grazie anche alle radicali trasformazioni e ai significativi cambiamenti che ne hanno accompagnato la sua "storia". Una realtà contraddittoriamente sospesa tra tradizione e innovazione, tra memoria storia e fede religiosa.

... a mo' di storia.

La grande devozione verso la Madonna dei Martiri, sorse intorno a un icona bizantina, una pittura su legno di cedro raffigurante il busto della Vergine che abbraccia il Divino Infante. Un dipinto che, secondo alcuni, sarebbe giunto a Molfetta dalla Terra Santa, portato al Santuario dai Crociati. Una Madonna, secondo altri, venuta dal mare, a proteggere una città adagiata sull'Adriatico. Forse pochi avrebbero pensato che quella sobria icona, nei secoli, poteva divenire la compatrona della Città di Molfetta. Tempo addietro, nella festa dell'otto Settembre, il quadro veniva portato solennemente in processione, con largo consenso dei pellegrini. Verso la metà dell'Ottocento, a soddisfacimento di un voto, il Sig. Mauro Oronzo Valente volle donare al santuario una statua in legno della Madonna, opera dello sculture Verzella. Fu da allora che si usò portare in processione la statua. Per quanto ci č stato tramandato, la sagra a mare ebbe inizio intorno al 1870. L'imbarco della statua avveniva direttamente dal Santuario nelle prime ore del pomeriggio. I marinai, a piedi scalzi, portavano sulle spalle il simulacro della Vergine dalla chiesa all'imbarcadero, appositamente costruito in legno e collocato sul lembo di riva sassoso. Essi portavano la statua per devozione e vestivano gli abiti di lavoro. Attraversato il pontile, la statua veniva deposta su una base, in legno, eretta su due paranze unite per mezzo di un tavolato, sė da formare la cosiddetta "vàrche de la Mędónne", che prendeva il largo trainata con funi a piccole barche a remi. Battelli e natanti parati a festa, a mo' di cornice, costituivano un festoso corteggio. Marinai e fedeli, che avevano fatto voto di accompagnare a nuoto la Madonna, si buttavano dalla tolda delle due navi. Una folla commossa ed esultante, dalle banchine dai moli, salutava l'arrivo della barca della Madonna. Con lo sbarco aveva inizio la processione. Nel contesto dei festeggiamenti popolari dell'otto settembre, si svolgeva la fiera commerciale istituita da re Ladislao di Durazzo. La fiera ebbe un forte sviluppo specie per la grande affluenza dei forestieri che confluivano a Molfetta. Nel piccolo porto si ormeggiavano navi cariche di ogni mercanzia. Le esposizioni delle merci ebbero prima luogo dentro e fuori la città antica, successivamente lungo la muraglia del Borgo mentre al largo della "porticella" si effettuava la fiera del bestiame. Successivamente la fiera iniziò ad effettuarsi alla Secca dei Pali e lungo la via che porta alla Basilica. Si esponevano prodotti dell'artigianato locale, attrezzi agricoli. Le donne attendevano la fiera per acquistare pentole, masserizie, le ragazze il corredo, gli agricoltori gli animali e gli attrezzi da lavoro.

Oggi non č pių cosė

Con l'arrivo dell'energia elettrica le grandi luminarie non solo sostituirono i lumicini con acqua e olio e quelli alimentati dall'acetilene, ma cambiarono profondamente lo svolgimento e gli spazi stessi della festa. Essa diventò quasi esclusivamente serale e notturna e si sviluppò in forme radicalmente nuove. L'apparato festivo di matrice barocca, le luminarie, sostituirono lungo stradoni e piazze dei nostri paesi, molti degli antichi addobbi (torce, drappi, velluti, festoni). Parte del sentimento religioso di un tempo si č perso. La festa popolare, si effettua ancora, ma l'apporto devozionale non č pių quello dei tempi andati. Altri elementi, hanno alterato le caratteristiche, hanno completamente eliminato gli antichi tratti poetici del folclore. I motopescherecci hanno soppiantato le paranze dalla tradizionale vela latina.

Già nel mese di agosto,

in pieno solleone, si svolge il sorteggio dell'imbarcazione. I momenti che precedono l'estrazione sono caratterizzati da un clima di leggero nervosismo. L'ansia traspare dai volti dei marinai e degli armatori, desiderosi di trasportare la sacra immagine sui propri motopesca, succedanei delle vecchie paranze. Le celebrazioni religiose hanno inizio il 29 agosto con il Solenne Novenario presso la Basilica della Madonna dei Martiri. Numerosi sono i fedeli che vi partecipano, il piazzale antistante la Basilica č gremito di autovetture, su un banchetto posto sul sagrato, le immagini della Vergine e della Basilica sono in bella mostra. Ormai quasi del tutto scomparse sono le bandierine che venivano realizzate con l'asticina in legno ed il campo, in cartoncino bianco, riportante l'immagine, in bianco nero, della statua della Madonna.

Tutto č pronto,

la sera della vigilia dell'apertura dei solenni festeggiamenti. Le luminarie sono state sistemate. Le prime bancarelle, gli spettacoli viaggianti, hanno preso posto, altre si accingono a farlo. Tutti coloro che a vario titolo contribuiscono con il proprio impegno, il proprio lavoro, per una migliore riuscita della festa, cercano in ogni modo di apportare gli ultimi ritocchi. Al mattino del sette settembre una fragorosa diana pirotecnica annunzia l'apertura dei festeggiamenti. A metà mattinata, in Corso Dante, si radunano "sotte a la cass'armoneche" gli appassionati della musica operistica per ascoltare le prime pagine musicali. Alla sera con l'accensione delle luminarie inizia lo sciamare di persone verso il Borgo, la fiera del giocattolo, il Luna Park.

Ma il clou dei festeggiamenti lo si raggiunge l'otto settembre

Dalle ore quattro incominciano le SS. Messe continuate in Basilica sino alle ore 12.00. La campana della Basilica suona a distesa ogniqualvolta sta per avere inizio una messa. Nelle prime ore del mattino ha inizio la fiera del bestiame che si svolge non pių alla Secca dei Pali bensė dinanzi dell'Ospedale dei Crociati. Lė si fanno scorrere i cavalli, sempre pių spesso per puro esibizionismo. Su numerose bancarelle, sistemate lungo il viale che conduce alla Basilica, viene esposta ogni genere di mercanzia. Ogni tanto tra una bancarella e l'altra fa capolino un tino, una vasca, contenente bibite, mantenute fresche dal ghiaccio, per offrire un po' di refrigerio ai numerosi visitatori. Come il sole si leva pių alto, cosė s'accresce e s'addensa la gente. Il viale č pregno di gente nel duplice flusso per andare e tornare dalla Basilica. Verso mezzogiorno la folla diminuisce. I venditori di mercanzie, per ristorarsi, tirano fuori pentole e contenitori con le vivande già cotte. La gente, nelle case e nelle strade, s'affretta a mangiare. Alle ore 15.00 circa lo sparo dei mortaretti dà l'annunzio dell'uscita della processione; č il segnale che sta per avere inizio la sagra a mare. La gente, in tutta fretta, si avvia al porto; le barche aspettano i passeggeri per partire. Si apre la porta della Basilica. I marinai avanzano a passo lento, reggendo sulle spalle la statua della Vergine; seguono, in breve corteo, i monaci del convento, i fedeli, i curiosi. Il simulacro viene portato a spalla fino al braccio del molo pennello, in gergo detto: "u pennėedde". E' lė che avviene l'imbarco. Quando la statua č sistemata sull'altare di legno, situato fra le due o tre barche che costituiscono "la varche de la Mędónne" si dispongono, su di essa, i bandisti, i monaci del convento, i familiari dell'armatore, i componenti la commissione della festa. Lungo l'orlo del tavolato, con gambe penzoloni, si accalcano quanti dei marinai pių giovani, in costume da bagno o con i calzoni sbrindellati, riescono a starci. Le barchette portano le funi allacciate alla barca della Madonna, ma č solo un'apparenza, una simulazione; infatti, non sono pių i marinai delle barchette a tirarla con la forza dei remi: i due pescherecci accoppiati, con nel mezzo l'altare della Vergine, procedono grazie ai loro motori. Altri natanti, pavesati a festa, si pongono tutti intorno a far allegria al canto degli inni religiosi, scanditi dalla musica della banda. Lo sciame dei motopescherecci, motoscafi, barchette e gommoni, ornati di bandierine, si dispone come un corteo di sirene attorno all'imbarcazione principale. La varche de la Mędónne č ornata di pennoni, fiamme, orifiamme e bandiere, variopinte, alcune delle quali portano l'immagine della Madonna, altre di San Corrado, compatrono della nostra città. I bracci dei moli sono gremiti di persone, alcune si portano dietro di sé apparecchi fotografici, telecamare, per "immortalare" i momenti pių belli della festa. La gente trova posto su motopescherecci, barche, balconi, tetti, da cui si gode uno spettacolo magnifico e indimenticabile. Si elevano palloncini, esplodono colpi secchi e i loro rimbombi si ripercuotono, altissimi. Dalla barca della Madonna i marinai si tuffano in mare. La statua, bellissima, ricoperta dalla cascata d'oro, splende ai raggi del sole. La banda che effonde note di trionfo, il salmodiare dei monaci e dei preti, il suono dei bronzi delle chiese, il fischio delle sirene che lanciano lontano i loro echi, l'imponente Duomo, quel magnifico azzurro dell'Adriatico e quel fantastico corteo di barche, creano un' apoteosi suggestiva. Nel frattempo si radunano, in cattedrale, le confraternite, le autorità, il clero, per partecipare alla processione. Quando la barca della madonna approda alla banchina, č il momento in cui si accendono fragorose batterie, si elevano palloni aerostatici, rintocchi festosi e giocondi delle campane. Tutti scendono a terra con la statua della Vergine, fra le acclamazioni ed i battimani dei presenti, indi si ordina la processione, alla quale partecipa il vescovo della diocesi. La processione si avvia sotto le sfavillanti luminarie, giungendo in Cattedrale.

Nei tre giorni di festa,

gli appassionati assistono allo spettacolo offerto da batterie e fuochi, sempre pių sensazionali, ai botti che rimbombano secchi e definitivi nel cuore della notte. Un patrimonio fatto essenzialmente di luci e colori, accesi e metallici quelli dei fuochi d'artificio, pastello quelli lasciati sulle strade e marciapiedi dai madonnari. Un patrimonio di suoni e melodie del melodramma italiano portati nelle piazze dalle bande di paese, di atmosfera magica e gitana del Luna Park. Sul borgo e lungo il Viale dei Crociati, zaffate di aria impregnata di unto e grasso inebriano le narici di quanti sono rimasti fedeli a questi tipici sapori Gnemeréddere e fecatéddere, avvolti da un filo di prezzemolo, rientrano nella tipicità della festa, della gastronomia tipica, tramandata da una cultura tipicamente contadina. Non mancano i fichi d'india, e "u spassatėmbe" ovvero sementi, nocelle, lupini. Dinanzi al mercato ittico, banchi dei pizzicagnoli fanno bella mostra di enormi forme di formaggi, mortadelle, salumi in genere; montagne di focacce e ceste di panini che aspettano di essere imbottiti.

Il giorno successivo,

non si caratterizza in modo particolare, come il precedente. I festeggiamenti continuano, la gente si riversa lungo il borgo, i pių piccoli conducono i genitori alla fiera del giocattolo, i giovani si portano sull'isola di attrazione, alla Secca dei Pali, ove č collocato il Luna Park. Molti, in segno di devozione, si recano in cattedrale per rivolgere una preghiera alla Madonna.

La domenica successiva,

alle ore 17.00 circa ha inizio la processione di rientro in Basilica. La statua viene portata in corteo processionale lungo un percorso prestabilito. Al passaggio della processione, le donne, attente al rispetto della tradizione, espongono ai balconi coperte in seta pesante, le pių pregiate in loro possesso. Lungo il percorso, dall'alto, una pioggia multicolore fatti di petali di fiori lambisce la statua al suo passaggio. Al termine della processione, sul sagrato della Basilica il Vescovo rivolge un pensiero agli astanti. Tutti i presenti effondono insistenti preghiere alla Madre di Dio e Madre degli uomini. E' l'ultimo saluto alla Madonna oggi sommerso dal suono dei clakson e dai battimani.

 

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