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La Festa dell’Annunziata

 

di Gianni Amato

Dopo decenni di oblio, lo scorso anno, grazie all’interessamento dell’Associazione di solidarietà “Arcobaleno Onlus”  e il “Comitato  Organizzatore Festa dell’Annunziata” è stata ripristinata“La Fèste de la Nenziàte”.

Anche quest’anno, dunque, verrà, riproposta nei giorni 4- 5-6 maggio, in termini innovativi ma pur sempre nel solco della tradizione, l’antica festa della Santissima Annunziata che rischiava di scomparire definitivamente dalla memoria del popolo molfettese.

Una festa, questa, che era annoverata tra le festività minori, ossia, tra le “féste de re necìedde” e che si svolgeva la seconda domenica dopo Pasqua, lungo via Annunziata e piazza Paradiso. Il punto di riferimento era l’edicola votiva dedicata all’Annunciazione, posta fra i numeri 104 e 106 di via Crocifisso.

Come ricorda Giovanni Minervini,[1]in tale occasione veniva allestita una semplice luminaria che iniziava da “sòtt’alla pórte” e terminava dinanzi all’edicola votiva, ove era sistemato un piccolo altarino adorno di fiori. Lungo via Annunziata, su banchi e piccoli traini si vendeva la frutta secca: semmènze, necédde amêrichêne, castêgne du prévete, lepàine, fave  cicere.

Vi erano, anche, le bancarelle dei salumieri colme di salumi e formaggi, tra i quali il formaggio “punto”. In mezzo al vecchio mercato si fiutava un odore che proveniva da grossi tegami di argilla ove erano in cottura brasciòele de carne de cavàdde pregne di peperoncino o pepe nero.

Alcuni si recavano presso la cantina di “Cazze de Ré”, in via Pia, ove era possibile mangiare re brasciòele e bere  vino.

Così, sostanzialmente, si svolgeva la festicciola da alcuni denominata “La Nenziata chênêraute”.

Su queste linee, dunque, sia pure in una veste più attuale, si sono svolti lo scorso anno e saranno svolti anche quest’anno, i festeggiamenti che prevedono l’allestimento di luminarie, il lancio di bombe carta, il giro della Bassa Banda e la Santa Messa all’aperto, dinanzi all’edicola votiva.

Non mancherà, all’interno del programma la rievocazione agonistica del gioco “du pallòene” che si disputerà tra i giovani del quartiere.

Ci sarà, altresì, la possibilità di degustare focaccia, olive, formaggi, vino…,  nonché  uno spettacolo musicale.

Insomma, gli ingredienti per far rivivere, sempre più, questa modesta tradizione ci sono tutti.

E’ un’iniziativa veramente lodevole che merita senz’altro di essere sostenuta. Sono queste tradizioni popolari, le nostre, che vanno e devono essere valorizzate, perché appartengono al nostro passato, alle nostre radici, al nostro costume e non altre manifestazioni che nulla hanno a vedere con il nostro loco e il nostro patrimonio culturale.


[1] Giovanni Minervini    IL MIO PAESE LA MIA GENTE   Edizioni Edirespa 1989

 

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