| ALBA DI PASSIONE di Damiano
Binetti (1968)
Un tempo le composizioni di autori diversi
dai soliti venivano puntualmente eseguite; oggi problemi di
ordine tecnico come la mancanza di strumenti musicali in organico
e la difficoltà di reperire spartiti inducono i Maestri
che si avvicendano alla direzione del complesso bandistico
molfettese ad eliminare dal loro repertorio le marce cosiddette
"difficili". Ciò perņ trova compenso in giovani leve
di musicisti che spinti dalla "voglia di scrivere", realizzano
composizioni di vario genere mantenendo cosi vitale la cultura
popolare.
Tra questi, grazie ai consensi ricevuti dalla
critica, emerge nettamente, Damiano Binetti. Allievo del Maestro
Angelo Inglese e Michele Lufrano, ha iniziato a comporre all'età
di diciassette anni. Tra le sue numerose composizioni per
banda, spicca la marcia funebre "Alba di Passione", notevole
soprattutto perché conferma le peculiarità delle
"Marce Funebri Tradizionali Molfettesi".
Esaminando attentamente la composizione si
nota che I'autore le ha voluto imprimere un carattere melodico,
evidente gia dall'inciso introduttivo che si sviluppa con
vigore, seguendo un suo percorso, indipendente dallo sviluppo
armonico. In questo contesto, il rapporto tra armonia e ritmo,
diventa funzionale per descrivere il dolore come momento di
discrasia rispetto allo sviluppo della vita, nella quale č
pure essenziale. Inoltre durante I'esposizione dei temi, spicca
il passaggio dal modo minore al modo maggiore (Do min. - Mib
Magg.), che crea un legame omogeneo tra la prima e la seconda
parte della composizione.
La marcia funebre si chiude in modo tradizionale,
presentando la consueta coda, nella quale con sorprendente
vitalità risalta un notevole studio contrappuntistico,
che riprende simultaneamente i temi principali con una esposizione
dolce e vigorosa insieme.
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