Come a cespo, che lento
si piega
Sulle stanche radici riarse,
Pioggia estiva ritempra le scarse
Linfe, e fresco lo vedi tornar.
Così a me, cui di lungo torpore
Nel cervello languiva il pensiero, (2)
Torna ratta la luce del vero,
Torna ai rapidi slanci il mio cor.
Se la terra è la casa dell'ira,
Benedetta quell'alma cortese
Che sui vinti dall'ira distese,
Confortando, il pio velo d'amor
Tale a me, cui la prona viltade (3)
D'altra gente sul labbro spegneva
La giuliva canzone, scendeva
Dolce al core la vostra amistà:
Schietta offerta con plauso cortese,
Schiettamente il mio core l'accetta
Ed al nome gentil di Molfetta
Scioglie il canto che macchia non ha:
Non ha macchia d'encomio bugiardo,
Non ha macchia d'elogio venduto;
Del poeta ribelle il saluto
È risposta al saluto d'amor !...
Benedetti! La vostra parola
È conforto ad un lungo cordoglio,
È conforto ad un nobile orgoglio
Calpestato da ignoto dolor !...
O Molfetta!… Tra i lieti ricordi
Che mi reggon sull'arida via,
Il tuo nome nell'anima mia
Una pagina eterna trovò
Tu sul puro cristallo dell'acque
Posi il piè come antica regina;
Nè l'adriaca superba marina
Più ospitale una terra baciò !...
Cento vele sul placido lago
Del tuo porto si cullano al vento,
E del mare nel dolce lamento
Suona un canto che dice: AVVENIR !... (4)
E t'arride il dimani - Scolpiti
Son, Molfetta, i tuoi fati novelli
Sulle antenne dei forti vascelli,
Dei tuoi figli nel baldo desir !…
E tu pur di memorie lontane
Lunga evochi una schiera a tua gloria;
Sfolgorò su te pur la vittoria;
Su te pure il servaggio gravò;
Ma ben più che ne l'arte di guerra,
Della pace nelle arti serene
Fosti grande e di Puglia l'Atene
In te un giorno il sapiente onorò !...
Altri, intento a scrutare le arcane
Forze agenti nell'ampia natura,
Pose l'occhio per entro l'oscura
Sua possanza, appurandone il ver (5)
Altri intese a cercar dei viventi
Le parvenze, la vita, i costumi,
E diffuse novissimi lumi
Sul cammin dell'umano pensier (6)
Altri intende i novissimi veri
A seguire con l'ardua ragione,
E consegue nell'inclito agone
Tale un premio che a pochi toccò !…(7)
E nell'ora del nostro riscatto,
Quando Italia diè bando agli estrani,
Sulla fronte dei novi spartani
Il tuo nobile stemma brillò…
Tu la prima fra tante sorelle
Hai gli scorni d'Apulia redenti;
In te prima ai commerci opulenti
Si dischiuse l'arringo novel; (8)
E in te balda una giovane schiera
Dei più culti ed eletti flgliuoli,
Gareggiando nei liberi voli,
Della scienza si leva pel ciel !…
Or sull'ampie tue strade novelle
Corre il fumo di cento officine;
Operosa per l'ardue fucine
Cresce l'onda del franco lavor; (9)
E si tenta, promessa di pace,
Alleanza di santo riscatto.
Tra il lavoro e l'industria quel patto
Che affratella al vassallo il signor !… (10)
No, non cresce la pianta bastarda
Del tiranno di Gracco vestito,
Dove forte uno spirito ardito
Veglia in fondo ad un'alma gentil,
Voi, credenti nel bene operoso,
Può divider l'onesto pensiero
Ma non suona sul labbro sincero
La calunnia e l'ingiuria del vil !... (11)
O Molfetta, una fata benigna
Sui tuoi campi diffuse il fulgore,
Ed il senso del bello nel core
Dei tuoi figli giocondi destò !…
Onde lungo i fioriti sentieri
Di leggiadri villini olezzanti
Come nati per opra d'incanti
Una artistica gara ti ornò (12)
Ecco lieve un'armonica nota
Dall'orchestra sonora si spande,
E sull'ampia tua piazza a ghirlande
Luminose si spande il chiaror
E le vaghe tue figlie cortesi
A spirare del vespro la brezza
Che le cinge di casta carezza
Muovon come farfalle sui fior (13)
Benedetta di tutti i sorrisi
Sei gentile, sei dotta, sei forte,
Fino il lugubre asil della morte
Hai saputo con l'arte abbellir;
Quell'asilo ove il culto dei figli
Sulla tomba paterna non pose
Le menzogne dell'are pompose,
Ma vi eresse, con libero ardir, (14)
Una pietra votiva che ai novi
Pellegrini del mondo, rammenti
Chi sereno ai supremi momenti
Solo in faccia a se stesso guardò !
O Molfetta, dovunque mi volga
Il destin che alle spalle mi preme
Scritto in fondo dell'alma che freme
Il tuo bacio ospitale terrò !...
Siate fieri del vostro paese
O gentili dall'anima lieta
Che all'estrano errabondo poeta
Oggi amica porgete la man !…
Oggi ch'egli più solo si sente
Tra la folla che fischia ed uccide,
E smarrito ad un desco s'asside
Ove il fiele condisce il suo pan !...
Oh cogliendo le vergini rose
Che giocondano i vostri giardini
Ripensate agli incerti destini
Di quest'uno che, al santo ideal
Fiso il guardo, cammina nel mondo
Come nave cui rotta è la vela,
Come augello su campo che gela
Come ingenuo nei regni del mal.
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